https://rosa.uniroma1.it/rosa03/novecento_transnazionale/issue/feed Novecento transnazionale. Letterature, arti e culture 2026-03-25T16:07:38+00:00 Franca Sinopoli franca.sinopoli@uniroma1.it Open Journal Systems <p><strong>Novecento Transnazionale. Letterature, arti e culture</strong> è una rivista accademica di respiro internazionale. Pubblica un volume all'anno (con al massimo 2 fascicoli e numerazione continua), in versione elettronica ad accesso aperto, è sottoposta a <em>single blind peer-review</em>. Sono graditi contributi di ambito comparatistico letterario, interartistico e storico artistico.</p> <p><br /><strong>Transnational 20th Century. Literatures, Arts and Cultures</strong> is an international academic journal. It is published a volume yearly (up to a maximum of two issues per year and with continuous numbering), open-access and uses single-blind review. Comparative literature, inter-artistic and art history articles are welcome.</p> <h3>open access-BOAI, DoAJ, ANVUR-area 10</h3> https://rosa.uniroma1.it/rosa03/novecento_transnazionale/article/view/19430 CIVIS ETICA. Introduzione 2026-03-16T11:28:36+00:00 Francesca Medaglia francesca.medaglia@uniroma1.it <p>Introduzione alla prima parte del fascicolo 10 (2026)</p> 2026-03-25T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2026 Novecento transnazionale. Letterature, arti e culture https://rosa.uniroma1.it/rosa03/novecento_transnazionale/article/view/19431 Osservazioni sulla filologia della colpa 2026-03-16T11:43:55+00:00 Lorenzo Bartoli lorenzo.bartoli@uam.es <p><span style="font-weight: 400;">I concetti di memoria e giustizia e la loro interrelazione risalgono alla dialettica tra oralità e scrittura segnalata da Havelock in riferimento a Platone. La filosofia e la giurisprudenza condividono una natura scritta, in cui l'anamnesi orale entra in conflitto con l'amnesi scritta, il collettivo con l'individuo, l'esterno con l'interno. Il logos, filosofico e giuridico, è la ragione della parola scritta. Ciò che conta non è tanto la memoria, quanto piuttosto la colpa che la precede. La scrittura è essenzialmente l'occultamento della colpa nelle profondità del nostro interiore. La memoria, quindi, può ricollegarci a questa colpa originaria proiettandoci in una dimensione vivificante e orale, ma non può esimerci dal guardare al di fuori del </span><em><span style="font-weight: 400;">factum</span></em><span style="font-weight: 400;">, non solo al </span><em><span style="font-weight: 400;">verum</span></em><span style="font-weight: 400;">, perché è nel factum che troviamo la manifestazione di questa colpa.</span></p> 2026-03-25T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2026 https://rosa.uniroma1.it/rosa03/novecento_transnazionale/article/view/19432 Tra etiche e politiche della traduzione 2026-03-16T12:03:31+00:00 Mattia Bonasia mattia.bonasia@uniroma1.it <p><span style="font-weight: 400;">In queste pagine intendiamo ricostruire le tappe principali che negli ultimi decenni hanno permesso il passaggio da un approccio scientifico a uno etico, politico e poetico della traduzione, arrivando a una vera e propria filosofia della traduzione, capace di mettere in luce la necessità del passaggio tra le culture ma anche i rischi di matrice imperialista e coloniale di una perpetua assimilazione. In una prima parte studiamo le innovazioni portate nel campo della traduttologia da George Steiner e dagli approcci etici e stranianti di Antoine Berman e Lawrence Venuti. In una seconda parte analizziamo la nuova branca della politica della traduzione e degli studi sull’intraducibilità, comparando le visioni di Pascale Casanova, Emily Apter, Barbara Cassin e Tiphaine Samoyault. Infine, concludiamo la nostra trattazione riprendendo la poetica della traduzione di Henri Meschonnic, che ci può fornire oggi degli strumenti importanti per contrastare i rischi assimilativi del Globish e della traduzione automatica.</span></p> 2026-03-25T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2026 https://rosa.uniroma1.it/rosa03/novecento_transnazionale/article/view/19433 Reading Bad: Some Reflections on Evil in Narrative 2026-03-16T12:10:55+00:00 Cormac Ó Cuilleanáin cocullnn@tcd.ie <p><span style="font-weight: 400;">Il male è parte integrante della narrazione, svolgendo una funzione sia estetica che morale: dà piacere al lettore, ampliando la risonanza del racconto e creando contrasti che fanno spiccare il bene. I lettori possono disapprovare gli elementi negativi di una storia, ma ne traggono anche un beneficio notevole. Nei Vangeli, senza la crocifissione non c’è redenzione, senza gli eccessi del figliol prodigo non avremmo visto l’amore sconfinato del padre. Antigone deve morire per farci capire la necessaria tensione tra moralità individuale e le esigenze dello Stato. Dante deve scendere fra i dannati per poi scoprire l’ordine celestiale. Assistere alla morte di Amleto ci permette di capire un po’ meglio i grandi temi della nostra vita. Nel Novecento, durante il crollo delle vecchie certezze, le nostre storie focalizzavano una rinnovata attenzione alle perenni questioni del male. Ma dove si colloca la figura del lettore-spettatore che contempla gli ultimi disastri sacri, tragici o banali? Abbiamo veramente capito tutte le dimensioni del male? Ai nostri giorni, la narrativa popolare (romanzi polizieschi, thriller, film d'avventura) tende ad assumere le azioni malvagie come pretesto per farci accogliere la violenza estrema come una liberazione catartica. Tale effetto si trova nella narrativa, ma anche nelle ondate di racconti manipolatori che alimentano la propaganda politica. Le presenti riflessioni metteranno in luce la posizione scomoda del lettore (ipocrita?) quando i nostri sistemi etici si schiantano contro il mondo morale delle nostre storie.</span></p> 2026-03-25T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2026 https://rosa.uniroma1.it/rosa03/novecento_transnazionale/article/view/19434 Ecocinema e cli-fi: dal racconto della catastrofe alla commedia nera 2026-03-16T12:20:40+00:00 Annamaria Elia annamaria.elia@uniroma1.it <p><span style="font-weight: 400;">Gli ultimi anni hanno registrato l’aumento di pubblicazioni di testi narrativi che affrontano il tema del cambiamento climatico, cui generalmente ci si riferisce con il termine di “</span><em><span style="font-weight: 400;">cli-fi</span></em><span style="font-weight: 400;">”. Tale fenomeno ha interessato anche la produzione cinematografica, che si è concentrata specialmente nella produzione di film di stampo catastrofico e apocalittico, e di cui il film di </span><span style="font-weight: 400;">Roland </span><span style="font-weight: 400;">Emmerich, </span><em><span style="font-weight: 400;">The Day After Tomorrow </span></em><span style="font-weight: 400;">(2004),</span> <span style="font-weight: 400;">si fa rappresentante. L’obiettivo dell’articolo è quello di mostrare le problematiche etiche legate a tale modalità narrativa contrapponendole le forme del dramma, della satira e della commedia, che si analizzeranno in riferimento a due casi di studio: </span><em><span style="font-weight: 400;">Don’t Look Up</span></em><span style="font-weight: 400;">, del regista statunitense Adam McKay (2021) e, allargando la prospettiva in ottica comparata al contesto cinematografico italiano, </span><em><span style="font-weight: 400;">Siccità </span></em><span style="font-weight: 400;">(2022), del regista italiano Paolo Virzì. Al centro dell’argomentazione vi sarà, infine, il concetto di ironia. </span></p> 2026-03-25T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2026 https://rosa.uniroma1.it/rosa03/novecento_transnazionale/article/view/19438 Learning from the Future: Consequences of Robots 2026-03-16T16:32:31+00:00 Sarin Marchetti sarin.marchetti@uniroma1.it <p><span style="font-weight: 400;">La robotica sociale sta contribuendo a ridisegnare il panorama di alcuni concetti morali fondamentali estendendo il campo d’azione dei nostri scrupoli morali a corpi non umani che tuttavia ci coinvolgono come compagni, sostituti o surrogati. Questi incontri ci interrogano eticamente, e in questo saggio mi impegno a distinguere due vie lungo cui articolare questo impegno: una imperniata sulla riflessione circa il loro statuto morale e un’altra che guarda invece sulle conseguenze della loro presenza. Procedo dunque a proporre una distinzione ulteriore, interna alla seconda opzione, tra una lettura descrittiva e una terapeutica delle conseguenze dei robot. Per illustrare la complessità della scena, farò riferimento ad alcuni episodi della serie TV&nbsp;</span><em><span style="font-weight: 400;">Black Mirror</span></em><span style="font-weight: 400;">&nbsp;(2011-2025), in cui la salienza morale dei robot deriva dalle complesse dinamiche a cui questi partecipano, nelle reazioni imprevedibili e spesso sorprendenti con cui reagiamo ad essi nell’ambito della più generale ricerca di certezza in cui sovente si inscrivono le nostre pratiche.</span></p> 2026-03-25T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2026 https://rosa.uniroma1.it/rosa03/novecento_transnazionale/article/view/19439 La dimensione etica nella narrazione televisiva complessa: opposizioni semplificate o sfumature? 2026-03-16T20:01:10+00:00 Francesca Medaglia francesca.medaglia@uniroma1.it <p><span style="font-weight: 400;">A partire dalle riflessioni etiche sviluppate all’interno della filosofia della letteratura, questo articolo indaga il rapporto tra media e narrazione attraverso la lente del loro impatto etico, ponendo interrogativi su come i nuovi media affrontino la dimensione morale dello </span><em><span style="font-weight: 400;">storytelling</span></em><span style="font-weight: 400;">. In che modo la struttura e la logica dei nuovi media rimodellano la narrazione e il suo significato etico? Basandosi sull’assunto che i media non siano semplici veicoli passivi di contenuti, ma agenti attivi nella costruzione narrativa, l’analisi si concentra sui prodotti della nascente cultura convergente. Tale contributo si propone di mettere in luce come la cultura contemporanea e metamoderna favorisca approcci innovativi alla costruzione del senso etico e morale, con l’intento di comprendere in che modo queste narrazioni emergenti possano contribuire alla trasformazione etica del pubblico.</span></p> 2026-03-25T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2026 https://rosa.uniroma1.it/rosa03/novecento_transnazionale/article/view/19440 AI Writing Ethics 2026-03-16T20:07:40+00:00 Daniel Raffini daniel.raffini@uniroma1.it Tiziana Catarci catarci@diag.uniroma1.it <p><span style="font-weight: 400;">Il saggio sottolinea l'importanza di affrontare la scrittura con gli strumenti di IA generativa da un punto di vista etico, proponendo l'etica della scrittura IA come un sottocampo dell'etica dell’intelligenza artificiale. I testi generati dall'intelligenza artificiale stanno diventando sempre più diffusi e hanno il potenziale di plasmare in modo significativo l’immaginario, il discorso pubblico e persino la nostra comprensione del linguaggio. Il saggio affronta diverse questioni cruciali, come i rischi di omogeneizzazione linguistica e il potenziale di manipolazione attraverso i contenuti generati dall'intelligenza artificiale. Esplora inoltre la sfida del contesto, sottolineando come l'IA spesso fatichi a comprendere le sfumature della comunicazione umana. Inoltre, viene esaminata la distinzione tra fatto e discorso, dal momento che l'IA spesso fallisce su questo punto, portando a inesattezze. Un'altra questione chiave è la creatività, campo nel quale l’IA mostra una capacità limitata di generare la stratificazione semantica tipica dei testi letterari. Tuttavia, si notano risultati positivi nella scrittura creativa quando il testo è frutto di un processo di interazione tra essere umano e macchina. In conclusione, il saggio sostiene la necessita di operazionalizzare l’etica della scrittura dell'IA, proponendo che le considerazioni etiche sollevate attraverso l'analisi critica della scrittura dell'IA siano integrate nella progettazione e nell'implementazione dei modelli. Questo approccio garantirebbe che gli strumenti di IA siano utilizzati in modo responsabile e in linea con gli standard etici sia nella loro creazione che nella loro applicazione.</span></p> 2026-03-25T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2026 Novecento transnazionale. Letterature, arti e culture https://rosa.uniroma1.it/rosa03/novecento_transnazionale/article/view/19441 Turbamenti oresteici e aporie etiche: note per una rilettura de ‘Les Bienveillantes’ di Jonathan Littell 2026-03-16T20:15:27+00:00 Vincenzo Spanò vincenzo.spano@uniroma1.it <p>L’obiettivo del lavoro qui esposto è quello di presentare uno studio dettagliato sul rapporto tra mito, testimonianza ed espressione dei valori veicolati dal testimone in seguito ad un evento traumatico per antonomasia, come può essere lo sterminio nazista degli ebrei, considerando quanto accade nel discusso romanzo Les Bienveillantes (2006) di Jonathan Littell, dove il mito di Oreste e di Elettra è funzionale per mettere in risalto non solo i turbamenti di un’identità androgina e la questione dell’Olocausto, ma soprattutto la crisi dell’idea di giustizia da contestualizzare all’interno di un più generale tracollo che investe l’intera civiltà europea dopo i due conflitti mondiali. Attraverso un’operazione di selezione, vedremo, in ultima istanza, come – a ridosso dell’estremo contemporaneo – la ricezione del mito continui ad esplorare gli aspetti più eticamente problematici trasmessi dai due figli di Agamennone e Clitennestra. </p> 2026-03-25T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2026 https://rosa.uniroma1.it/rosa03/novecento_transnazionale/article/view/19442 Framing the Unreal. Introduzione 2026-03-16T20:21:03+00:00 Davide Carnevale davide.carnevale@uniroma1.it <p>Introduzione alla seconda parte del fascicolo 10 (2026)</p> 2026-03-25T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2026 https://rosa.uniroma1.it/rosa03/novecento_transnazionale/article/view/19443 Incursioni musicali e dimensione fantastica in Poema a fumetti di Dino Buzzati 2026-03-16T20:29:02+00:00 Alessia Bellettini alessiabellettini@gmail.com <p><span style="font-weight: 400;">La poliedrica attività artistica di Dino Buzzati non si limitò solo alla scrittura e alla pittura. L’autore bellunese mostrò sempre un vivo interesse verso la musica, coltivato sin da ragazzo con lo studio prima del violino e poi del pianoforte. Interesse che lo porterà nel 1928, una volta assunto al Corriere della Sera, ad affiancare Gaetano Cesari come critico musicale per la pagina culturale del quotidiano. La musica, tuttavia, non interessa Buzzati solo in veste di studioso e critico: tra il 1955 e il 1963, infatti, scrive i libretti per cinque opere dei compositori Luciano Chailly e Riccardo Malipiero e con quest’ultimo realizza l’opera sperimentale Battono alla porta, vincitrice del Prix Italia nel 1961. Non sorprende, da questo punto di vista, che all’interno dell’opera che nelle intenzioni di Buzzati doveva legare insieme le diverse traiettorie della sua ricerca artistica, vale a dire Poema a fumetti (1969), la musica giochi un ruolo di assoluto rilievo, già a partire dalla vicenda narrata, vera e propria riscrittura del mito classico di Orfeo ed Euridice. La presente proposta intende indagare la componente semantica dell’opera legata alla sfera musicale e le sue modalità di rappresentazione all’interno del doppio registro – verbale e iconico – del linguaggio fumettistico, così come la sua funzione all’interno dei delicati meccanismi della narrazione fantastica buzzatiana.</span></p> 2026-03-25T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2026 https://rosa.uniroma1.it/rosa03/novecento_transnazionale/article/view/19444 Orwell dal romanzo ai graphic novel: attualità francese di 1984 2026-03-16T20:36:53+00:00 Delphine Gachet Delphine.Gachet@u-bordeaux-montaigne.fr <p><span style="font-weight: 400;">Nel 2021, il romanzo di Orwell </span><em><span style="font-weight: 400;">1984</span></em><span style="font-weight: 400;"> è diventato di dominio pubblico, accrescendo l’interesse per un’opera di scottante attualità: accanto a traduzioni nuove del romanzo, si sono moltiplicati gli adattamenti e i graphic novel.&nbsp;</span></p> <p><span style="font-weight: 400;">Questo contributo intende studiare alcuni graphic novels proposti al pubblico francese nel 2021 rispondendo ad alcune domande: perché scegliere ancora</span><em><span style="font-weight: 400;"> 1984</span></em><span style="font-weight: 400;">? Gli autori declinano la narrazione di Orwell con il nostro tribolato Terzo millennio (pandemie, dittature politiche, controllo sociale)? Quali caratteristiche specifiche del genere del fumetto e graphic novel usano per un approccio post-moderno della distopia di Orwell? Come si articola lo specifico rapporto tematico tra testo e immagini?</span></p> 2026-03-25T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2026 https://rosa.uniroma1.it/rosa03/novecento_transnazionale/article/view/19445 La narrazione fantasy. Echi letterari (Calvino e Buzzati) nelle Cronache del Mondo Emerso a fumetti di Licia Troisi 2026-03-16T20:46:44+00:00 Mariangela Lando mariangela.lando@unive.it <p><span style="font-weight: 400;">La passione per il genere fantasy e per il mondo dei fumetti dell’autrice Licia Troisi si manifesta con immediata evidenza nella sua opera intitolata </span><em><span style="font-weight: 400;">Cronache del Mondo Emerso</span></em><span style="font-weight: 400;">. Fin dalle prime pagine, il lettore viene immerso in immagini vivide e dialoghi coinvolgenti, capaci di suscitare un senso di immediata corporeità narrativa. A seguito del successo ottenuto con questa esperienza narrativa, Troisi si è dedicata con profitto anche alla produzione di fumetti, pubblicando le opere </span><em><span style="font-weight: 400;">Le nuove avventure di Nihal</span></em><span style="font-weight: 400;"> e </span><em><span style="font-weight: 400;">Il Viaggio di Nihal</span></em><span style="font-weight: 400;">. Questi fumetti si caratterizzano per un contenuto intriso di avventura, suspense, magia e sorprendenti colpi di scena; i personaggi, in particolare la protagonista Nihal, si distinguono per coraggio, ingegno, dinamicità e temperamento deciso. L’analisi proposta si propone di esplorare le modalità e le connessioni attraverso cui l’adattamento di </span><em><span style="font-weight: 400;">Cronache del Mondo Emerso</span></em><span style="font-weight: 400;"> in forma di romanzo grafico si inserisce in un contesto più ampio di innovazione narrativa e di rappresentazione femminile. In questa prospettiva, l’indagine mette a confronto l’opera con altri classici del settore, quali </span><em><span style="font-weight: 400;">Il deserto dei Tartari</span></em><span style="font-weight: 400;"> di Dino Buzzati e la </span><em><span style="font-weight: 400;">Trilogia </span></em><span style="font-weight: 400;">di Italo Calvino, al fine di evidenziare come tali adattamenti possano contribuire a ridefinire i modelli narrativi e i ruoli delle figure femminili, anche nell’ambiente mediatico contemporaneo.</span></p> 2026-03-25T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2026 https://rosa.uniroma1.it/rosa03/novecento_transnazionale/article/view/19446 Il mito di Lovecraft. H.P.L. come personaggio nel fumetto 2026-03-16T20:52:19+00:00 Marco Malvestio marco.malvestio@unipd.it <p><span style="font-weight: 400;">Questo articolo discute la rappresentazione di Howard Phillips Lovecraft come personaggio nel fumetto, con focus particolare su&nbsp;</span><em><span style="font-weight: 400;">Lovecraft&nbsp;</span></em><span style="font-weight: 400;">di&nbsp;Hans Rodionoff, Keith Giffen e Enrique Breccia (2003) e su&nbsp;</span><em><span style="font-weight: 400;">Providence</span></em><span style="font-weight: 400;">&nbsp;di&nbsp;Alan Moore e Jacen Burrows (2015-2017). Questi fumetti non sono opere biografiche, ma o finzionalizzano la biografia di Lovecraft aggiungendovi&nbsp;elementi di orrore cosmico presi dalle sue storie (come in&nbsp;</span><em><span style="font-weight: 400;">Lovecraft</span></em><span style="font-weight: 400;">) o lo usano come personaggio in una narrazione più ampia incentrata sui suoi "miti di Cthulhu" (come in&nbsp;</span><em><span style="font-weight: 400;">Providence</span></em><span style="font-weight: 400;">). Questa scelta può essere interpretata come un elemento di&nbsp;</span><em><span style="font-weight: 400;">fan culture</span></em><span style="font-weight: 400;">, dal momento che è intesa per essere letta dai fan come un rimando interno a una conoscenza comune, ma anche come una riflessione metatestuale sull'influenza di Lovecraft come autore. Soprattutto&nbsp;</span><em><span style="font-weight: 400;">Providence</span></em><span style="font-weight: 400;">&nbsp;si può leggere in questa luce, visto che fornisce anche una rappresentazione della critica lovecraftiana nella persona di S.T. Joshi. Mettendo insieme autore e personaggio, biografia e finzione, questi fumetti riflettono sulla ricezione della figura e del lavoro di Lovecraft, e allo stesso tempo discutono la complessità di un panorama culturale ipermediato in cui le icone dell'horror e le loro creazioni narrative diventano indistinguibili.</span></p> 2026-03-25T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2026 https://rosa.uniroma1.it/rosa03/novecento_transnazionale/article/view/19447 Ranxerox, un ammasso di ferraglia con un cuore d’oro: breve storia del fumetto underground italiano da Roma a New York e ritorno 2026-03-16T20:57:46+00:00 Paolo Prezzavento prezzavento@alice.it <p><span style="font-weight: 400;">La critica sull’opera di Stefano Tamburini si è incentrata naturalmente sul suo personaggio più importante e riuscito, Ranxerox, il cyborg coatto disegnato da Tanino Liberatore, le cui storie furono pubblicate su due importanti riviste di fumetti underground – </span><em><span style="font-weight: 400;">Cannibale</span></em><span style="font-weight: 400;"> e </span><em><span style="font-weight: 400;">Frigidaire</span></em><span style="font-weight: 400;"> - di cui Tamburini fu uno dei fondatori.</span></p> <p><span style="font-weight: 400;">Nel nostro intervento abbiamo analizzato alcune delle sceneggiature originali scritte da Stefano Tamburini per alcuni dei più celebri episodi di Ranxerox. Questo materiale proviene da due agende di lavoro e da un cartella di prove e di schizzi che fu ritrovata a casa di Tamburini dopo la sua morte nell’Aprile 1986, a causa di un’overdose di eroina. Si tratta di un materiale estremamente interessante, che ci permette di immaginare quali avventure Tamburini avrebbe potuto inventare se fosse sopravvissuto.</span></p> <p><span style="font-weight: 400;">Ranxerox, questo cyborg dal cervello meccanizzato, a volte dimostra essere uno stupido ammasso di ferraglia, però capace di slanci di amore e generosità nei confronti della sua amata Lubna, slanci di cui non sono più capaci gli individui moderni, del tutto privi di empatia. Ranx è capace in una delle scene più famose ideate da Tamburini e illustrate da Liberatore, di strapparsi dal petto il cuore tutto sporco di grasso da ingranaggi e di olio da motore, e di donarlo ancora palpitante – o sferragliante – alla sua amata.</span></p> <p><span style="font-weight: 400;">Ranxerox: l’ultimo dandy che si aggira nei quartieri degradati delle nostre città, non più con il fazzoletto rosso al collo tipico del dandy, ma col fazzoletto rosso nella tasca posteriore dei pantaloni, tipica del gay coatto in cerca di “esperienze forti” a Manhattan... Da Ugo Foscolo. pronto a strapparsi il cuore dal petto, a Ranx che si strappa il cuore e lo offre alla sua Lubna. L’ultimo dei romantici.</span></p> 2026-03-25T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2026