https://rosa.uniroma1.it/rosa03/uomo/issue/feedL'Uomo società tradizione sviluppo2026-01-23T09:40:36+00:00Alessandro Lupoalessandro.lupo@uniroma1.itOpen Journal Systems<p>L'Uomo è una rivista digitale, open access e peer-review della Sapienza Università di Roma che promuove l’elaborazione, il confronto e la diffusione del sapere antropologico.</p> <p>Pubblicata con cadenza semestrale, accoglie articoli, sezioni monografiche, rassegne, note e recensioni che afferiscono a tutti gli ambiti di indagine relativi alle discipline etno-antropologiche, scritti in italiano, inglese, francese e spagnolo</p> <p>L'Uomo è classificata tra le riviste di "Classe A" per il settore concorsuale 11/A5 dall'ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca). </p> <p> </p> <div> </div>https://rosa.uniroma1.it/rosa03/uomo/article/view/19377Curarsi di un incolto che di noi non si cura: riflessioni socio-ecologiche su La Via Selvatica2026-01-23T09:22:18+00:00Edoardo Superchiredazioneluomo@uniroma1.it<p>No abstract</p>2026-01-23T00:00:00+00:00Copyright (c) 2026 https://rosa.uniroma1.it/rosa03/uomo/article/view/19378P. Chanial, Le nostre generose reciprocità. Tessere la trama di un mondo comune, Mimesis, Milano, 2023, 340 pp.2026-01-23T09:25:43+00:00Alessandro Biancoredazioneluomo@uniroma1.it<p>No abstract</p>2026-01-23T00:00:00+00:00Copyright (c) 2026 https://rosa.uniroma1.it/rosa03/uomo/article/view/19379A. D’Amato, Tortuosi percorsi. Giuseppe Cocchiara negli anni della formazione (1922-1945), Museo Pasqualino, Palermo, 2023, 302 pp.2026-01-23T09:28:03+00:00Andreas Iacarellaredazioneluomo@uniroma1.it<p>No abstract</p>2026-01-23T00:00:00+00:00Copyright (c) 2026 https://rosa.uniroma1.it/rosa03/uomo/article/view/19380Laura Faranda, Peripezie di una santa, Il culto di Sayyida ‘Ā’isha al-Mannūbiyya nella Tunisi contemporanea, Palermo, Museo Pasqualino, 2024, 173 pp.2026-01-23T09:30:23+00:00Marcello Massenzioredazioneluomo@uniroma1.it<p>No abstract</p>2026-01-23T00:00:00+00:00Copyright (c) 2026 https://rosa.uniroma1.it/rosa03/uomo/article/view/19381A. Gribaldo, V. Ribeiro Corossacz, Antropologia e femminismo. Storia, etnografia, concetti, Carocci, Roma, 2025, 212 pp.2026-01-23T09:32:38+00:00Domiziano Peloredazioneluomo@uniroma1.it<p>No abstract</p>2026-01-23T00:00:00+00:00Copyright (c) 2026 https://rosa.uniroma1.it/rosa03/uomo/article/view/19369Il desiderio di riabilitarsi – un'introduzione2026-01-22T14:38:12+00:00Silvia Vignatoredazioneluomo@uniroma1.it2026-01-23T00:00:00+00:00Copyright (c) 2026 https://rosa.uniroma1.it/rosa03/uomo/article/view/19370La «perdita della cultura» come paradigma riabilitativo incerto: la costruzione dal basso di una pena alternativa alla detenzione nella giustizia minorile (Kanaky-Nuova Caledonia)2026-01-22T14:51:04+00:00Martino Miceliredazioneluomo@uniroma1.it<p>L’articolo analizza l’implementazione delle misure alternative alla detenzione in Kanaky-Nuova Caledonia attraverso l’etnografia di una riparazione penale applicata in un contesto segnato da forti disuguaglianze socioeconomiche e alta incidenza della carcerazione <br>giovanile indigena. Esaminando la relazione tra il paradigma riabilitativo istituzionale – che interpreta la delinquenza giovanile kanak come «perdita di riferimenti culturali» – e le pratiche concrete di applicazione delle sanzioni, l’etnografia mostra come l’efficacia delle <br>misure dipenda da meccanismi di destigmatizzazione attivati dalla loro normalizzazione in contesti sociali ordinari piuttosto che da processi di riappropriazione culturale. Il caso evidenzia le dinamiche di mediazione tra prescrizioni istituzionali e strategie di adatta<br>mento degli attori locali, illustrando come le pratiche concrete riconfigurano le politiche penali nel quadro del pluralismo giuridico postcoloniale.</p>2026-01-23T00:00:00+00:00Copyright (c) 2026 L'Uomo società tradizione sviluppohttps://rosa.uniroma1.it/rosa03/uomo/article/view/19372Mi arruolo, dunque sono. Percorsi di riabilitazione attraverso l'arruolamento militare in Polinesia francese2026-01-22T17:31:11+00:00Claudia Ledderucciredazioneluomo@uniroma1.it<p>Per molti giovani polinesiani, il Service Militaire Adapté (SMA) rappresenta l’unica possibilità concreta di riscatto sociale ed economico, un trampolino che permette di trasformare marginalità e precarietà in opportunità di integrazione. Questo articolo analizza l’SMA come dispositivo militare concepito per i territori d’oltremare francesi, che offre ai giovani dai 18 ai 25 anni, spesso esclusi dai percorsi scolastici e lavorativi, una via di riabilitazione attraverso la disciplina e la formazione professionale. Pur operando in un contesto coloniale, e nonostante la progressiva assunzione da parte dell’esercito di funzioni che esulano dalla difesa nazionale e che, anzi, contribuiscono alla militarizzazione di ambiti civici, educativi, morali e socio-economici, soprattutto nei territori d’oltremare, il programma è percepito dai partecipanti come un’opportunità di riabilitazione personale e sociale.</p>2026-01-23T00:00:00+00:00Copyright (c) 2026 L'Uomo società tradizione sviluppohttps://rosa.uniroma1.it/rosa03/uomo/article/view/19373«Oppositivi e ribelli». I «ragazzi di mafia» tra archivio e realtà2026-01-22T17:37:58+00:00Marta Quagliuoloredazioneluomo@uniroma1.it<p>A partire dal 2012, il Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria e, in anni più recenti, altri tribunali per i minorenni del Sud Italia hanno iniziato a emettere dei provvedimenti di limitazione o decadenza della responsabilità genitoriale che prevedono il conseguente allontanamento di minori appartenenti a famiglie connesse alla criminalità organizzata mafiosa, il cui sviluppo psico-fisico venga valutato pregiudicato. I giovani allontanati vengono collocati in strutture comunitarie, case-famiglia o famiglie affidatarie obbligatoriamente fuori dalla regione d’origine e inseriti in un progetto rieducativo denominato <em>Liberi di Scegliere</em>. Le modalità di intervento dell’istituzione e la costruzione dell’immagine del «ragazzo di mafia» tra le pagine dell’archivio statale verranno messe in dialogo con il materiale emerso nel corso dell’etnografia con due giovani, Domenico e Maurizio. I ragazzi, trovandosi in fasi diverse del proprio percorso, affrontano e (re)agiscono in maniera differente all’interno del progetto <em>Liberi di Scegliere</em>. L’esperienza dei ragazzi fa emergere non solo il modo in cui lo Stato si inserisce all’interno dello spazio intimo di alcune famiglie riconosciute come mafiose, ma come venga vissuto l’allontanamento dai «ragazzi di mafia» e quelle che sono le strategie che i giovani adottano nella costruzione del proprio percorso individuale. Il corpo e il tempo diventano per Maurizio e Domenico i due terreni su cui si giocano delle vere e proprie tattiche di resistenza sia nel tentativo di ritagliarsi uno spazio di autodeterminazione e di intimità, sia per sentirsi ancora, almeno in parte, artefici e soggetti della propria esistenza.</p>2026-01-23T00:00:00+00:00Copyright (c) 2026 L'Uomo società tradizione sviluppohttps://rosa.uniroma1.it/rosa03/uomo/article/view/19374Parole, posture e pratiche che riabilitano e debilitano nei percorsi di accoglienza richiedenti asilo e rifugiate2026-01-22T18:08:32+00:00Francesca Scarselliredazioneluomo@uniroma1.itVirginia Signoriniredazioneluomo@uniroma1.it<p>Nel nostro lavoro con rifugiate e richiedenti asilo, ci siamo trovate spesso a riflettere sul linguaggio e sulle pratiche che emergono nei percorsi di accoglienza e integrazione. Questo contributo indaga le parole e le posture che, pur avendo l’intenzione di «riabilitare» e sostenere, finiscono talvolta per creare dinamiche di potere asimmetriche, riproducendo processi che debilitano i soggetti. Concentrandoci sul concetto di «materno» come etichetta riabilitativa e allo stesso tempo disabilitante, esploriamo le implicazioni di questa categorizzazione, che influisce sia sulle rifugiate, viste come madri meritevoli di protezione, sia sulle operatrici, spesso giudicate per la loro inclinazione o meno a una postura «materna» nei confronti delle assistite. Attraverso frammenti etnografici, analizziamo come il materno diventi una misura di giudizio che determina chi sia considerata/o degna/o di inclusione o esclusione, e come ciò rifletta pratiche di controllo più ampie. Infine, proponiamo una lettura critica delle pratiche di accoglienza, evidenziando come il materno, anziché facilitare un’integrazione autentica, spesso consolida gerarchie che limitano la reale emancipazione sia delle rifugiate sia delle professioniste coinvolte.</p>2026-01-23T00:00:00+00:00Copyright (c) 2026 https://rosa.uniroma1.it/rosa03/uomo/article/view/19375«Rossella non deve cantare». Un’etnografia dei processi riabilitativi, tra mimetizzazione e agentività2026-01-23T09:05:21+00:00Francesca Pistoneredazioneluomo@uniroma1.it<p>A partire dall’osservazione di ordinarie e significative scene socio-sanitarie in cui sembrano materializzarsi il nucleo epistemologico del discorso riabilitativo e le inquietudini incorporate nel fare di un Servizio sanitario territoriale per persone disabili, si vuole ragionare su come la tensione normalizzante occidentale, centrale nella nozione di persona come «homo aequalis», abbia fortemente influenzato il modello medico-riabilitativo della disabilità, orientandolo in termini di aspirazione di somiglianza, piuttosto che di differenza. A partire da una ricerca etnografica svolta nel contesto istituzionale di un centro diurno (2010-2017) si vuole quindi riflettere, problematizzandole, sulle cornici storiche, simboliche e biografiche di pratiche di riabilitazione in corso, tra posture abiliste della ragione socio-sanitaria e tentativi di riorientare l’azione educativa in termini di riconoscimento e partecipazione, dentro una concezione relazionale del costrutto «disabilità».</p>2026-01-23T00:00:00+00:00Copyright (c) 2026 https://rosa.uniroma1.it/rosa03/uomo/article/view/19376Spiritualità, disabilità e riabilitazione sociale nelle scuole speciali del Myanmar2026-01-23T09:11:32+00:00Caterina Sciariadaredazioneluomo@uniroma1.it<p>Questo articolo esplora le dinamiche sociali e culturali legate alla riabilitazione delle persone disabili in Myanmar, concentrandosi su due scuole speciali di Yangon. Basandosi sulleesperienze e testimonianze di genitori con figli disabili, interpretate attraverso il prisma della credenza religiosa buddhista theravāda e delle pratiche legate agli spiriti (in particolare agli spiriti taïk), l’articolo evidenzia i processi di risemantizzazione della disabilità che prendono vita sia nelle pratiche quotidiane dei genitori, sia nelle interazioni scolastiche. La scuola, lungi dall’essere un mero spazio educativo, rappresenta un luogo cruciale di riabilitazione sociale e di ricostruzione del ruolo genitoriale, in cui le famiglie si confrontano e rielaborano il concetto di disabilità. Le credenze religiose e spirituali fungono da cornice simbolica, permettendo ai genitori di reinterpretare la condizione disabile dei propri figli non solo come un ostacolo, ma anche come una potenziale fonte di arricchimento sociale ed economico. Le rappresentazioni sociali e religiose della disabilità, quindi, giocano un ruolo cruciale nel determinare sia la percezione di sé dei genitori, sia la percezione e i percorsi di integrazione sociale dei loro figli. Attraverso un processo di rielaborazione che si dipana sul piano simbolico e morale, le famiglie birmane affrontano strategicamente le sfide poste dalla disabilità in un contesto complesso e multistratificato, peraltro privo di un welfare sociale assistenziale.</p>2026-01-23T00:00:00+00:00Copyright (c) 2026