L'Uomo società tradizione sviluppo https://rosa.uniroma1.it/rosa03/uomo <p>L'Uomo è una rivista digitale, open access e peer-review della Sapienza Università di Roma che promuove l’elaborazione, il confronto e la diffusione del sapere antropologico.</p> <p>Pubblicata con cadenza semestrale, accoglie articoli, sezioni monografiche, rassegne, note e recensioni che afferiscono a tutti gli ambiti di indagine relativi alle discipline etno-antropologiche, scritti in italiano, inglese, francese e spagnolo</p> <p>L'Uomo è classificata tra le riviste di "Classe A" per il settore concorsuale 11/A5 dall'ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca). </p> <p> </p> <div> </div> Sapienza Università Editrice it-IT L'Uomo società tradizione sviluppo 2465-1761 Oltre la vergogna. Dinamiche di riparazione sociale, cura e allontanamento nel Senegal sud-orientale (regione di Kolda, 1940-2020) https://rosa.uniroma1.it/rosa03/uomo/article/view/19524 <p>Negli anni Ottanta del Novecento, dopo aver criticato l’applicazione rigida e stereotipata del paradigma di onore e vergogna alle società mediterranee e aver concluso che i due concetti potevano essere considerati autonomamente l’uno dall’altro, l’antropologia sociale e culturale ha in gran parte delegato il dibattito agli storici delle relazioni familiari e di genere. Anche nell’ambito degli studi africani, onore e vergogna hanno attirato principalmente un’attenzione storica. L’antropologia ha comunque continuato a interrogarne la rilevanza culturale e sociale. Il dialogo tra le due discipline ha portato a riconoscere la vitale e autonoma agentività sociale della vergogna, una finestra analitica sulle trasformazioni socio-politiche, culturali ed economiche che stanno interessando le società africane del XXI secolo. Il caso di Baldekunda, un insediamento agro-pastorale Fulbe nel sud del Senegal, contribuisce alla discussione spostando l’asse interpretativo dagli atti trasgressivi che causano una perdita di reputazione alle dinamiche, finora trascurate, della fase di “post-vergogna”. L’attenzione alla gestione e alla rinegoziazione della colpevolezza morale rivela come la riparazione sociale sia un processo ordinario e continuo, centrale alla costruzione di un senso del locale in termini di affetti, etica e relazionalità prima ancora che spaziali. L’analisi si sviluppa su tre livelli: la socialità e la stratificazione interna di Baldekunda; gli ideali etici Fulbe per come vissuti e praticati in questo contesto; e la posizione di Baldekunda in relazione alle più ampie dinamiche di cambiamento che interessano il Senegal rurale nel XXI secolo.</p> Alice Bellagamba El Hadji Cheikou Baldé Copyright (c) 2026 2026-05-27 2026-05-27 15 2 Resistenza escatologica. Apocalissi culturali nel movimento No Green Pass https://rosa.uniroma1.it/rosa03/uomo/article/view/19525 <p>Gli strumenti concettuali e teorici proposti da De Martino in La fine del mondo, ed in particolare la nozione di apocalisse culturale «occidentale», sono verificati etnograficamente in relazione al movimento No Green Pass. L’intento è di interpretare le manifestazioni più controverse emerse nelle mobilitazioni dal basso in periodo pandemico (la diffusione di narrazioni «complottiste»; l’anti-scientismo; lo scetticismo rispetto alle vaccinazioni; la visione distopica del prossimo futuro) come fenomeni culturali piuttosto che psicopatologici. Dopo una breve introduzione alle apocalissi culturali nel pensiero demartiniano, prendo in <br>esame le corrispondenze tra gli eccessi e le carenze semantiche tipiche del vissuto apocalittico e fenomeni quali il timore delle scie chimiche, la resistenza all’introduzione di insetti nel cibo o l’opposizione alle alterazioni dei caratteri sessuali in adolescenza. La&nbsp; sensazione di incipiente catastrofe percepita dal movimento No Green Pass e il conseguente millenarismo vengono messi in relazione alle preoccupazioni di De Martino per la riduzione della scienza a «scientismo», che riflettono quelle degli attivisti per i pericoli della digitalizzazione, delle vaccinazioni, dei biolaboratori, della diffusione delle onde elettromagnetiche. Per De Martino una prospettiva escatologica è necessariamente fondata su un «ethos del trascendimento»; questo nel contesto No Green Pass è collettivamente individuato nella salvaguardia di un ordine concepito come divino e naturale, minacciato da un uso anti-umano della <br>tecnologia contemporanea. La mobilitazione politica e spirituale ha permesso di iscrivere le crisi psicopatologiche individuali di vissuto apocalittico in una cornice culturale in cui risolverle immaginandosi un riscatto e una rigenerazione.</p> Stefano Boni Copyright (c) 2026 L'Uomo società tradizione sviluppo 2026-05-27 2026-05-27 15 2 Territorio e rete. L’ecomuseo nell’ecosistema digitale https://rosa.uniroma1.it/rosa03/uomo/article/view/19527 <p>Negli ultimi decenni gli ecomusei si sono strutturati come dispositivi territoriali orientati alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio culturale immateriale (PCI), fondati sulla partecipazione comunitaria, sulla trasmissione intergenerazionale e sul radi<br>camento nei luoghi. Nel contesto della transizione digitale, tali istituzioni si confrontano con opportunità (documentazione, accesso, condivisione) e rischi (decontestualizzazione, standardizzazione e «disincarnazione» delle pratiche). Il contributo propone una ricognizione del rapporto tra ecomusei, PCI e tecnologie digitali, combinando una discussione teorico-comparativa con i risultati di un questionario esplorativo somministrato ai referenti di cinque ecomusei italiani (n=5; aprile–maggio 2025; autodichiarazioni). I risultati mostrano un ricorso prevalente a strumenti a bassa soglia di ingresso (social e contenuti partecipativi; archivi digitali; storytelling), mentre soluzioni più onerose e infrastrutturate (AR/VR, tour virtuali, app) risultano episodiche. La produzione dei contenuti appare spesso ibrida (tra gestione interna e co-creazione) e le finalità dichiarate convergono su memoria, accessibilità ed educazione, a fronte di vincoli ricorrenti legati a risorse, competenze e infrastrutture. Sulla base di queste evidenze, l’articolo propone la nozione di digitalizzazione come criterio operativo: integrare strumenti, pratiche territoriali e dispositivi partecipativi <br>per accrescere l’accessibilità senza indebolire il legame con i contesti locali.</p> Mauro De Bari Copyright (c) 2026 2026-05-27 2026-05-27 15 2 Essenze, flussi e ricettacoli. Riflessioni etnologiche sul sacrificio umano e l’antropofagia dei Nahua preispanici https://rosa.uniroma1.it/rosa03/uomo/article/view/19528 <p>Tra i Nahua del periodo postclassico, la pratica del sacrificio umano raggiunse una magnitudine ineguagliata tra le cività umane. I corpi delle vittime, oltre a venire smembrati, in svariate occasioni venivano consumati in pratiche antropofagiche che suscitarono l’orrore dei primi colonizzatori europei. Nell’articolo mi propongo di riesaminare il sacrificio e il consumo dei corpi da parte dei Mexica cercando di verificare se i principi che lo ispiravano possano venire parzialmente chiariti alla luce delle pratiche rituali e degli enunciati dei Nahua contemporanei. Pur tenendo presenti le profonde differenze che separano quella società statuale preispanica (fortemente gerarchizzata, bellicosa e «pagana»), dalle comunità rurali attuali (egualitarie, pacifiche e cristianizzate), cercherò di mettere in luce come i principi di restituzione, circolazione e redistribuzione di energie vitali, associate alle componenti della persona, siano presenti in entrambi i contesti. Tali principi emergono in particolare come centrali nella logica sacrificale mexica: volte alla rigenerazione rituale degli esseri umani e di quelli extraumani, tali pratiche sono indissociabili dalla creazione e dall’impiego di «ricettacoli» o «coperture» (vesti, pelli umane, effigi di diverse sostanze, anche commestibili) destinati a contenere (e a trasferire) tali energie. Ciò consente di interrogarsi sul consumo alimentare dei corpi (così come delle effigi rituali), suggerendo come esso possa essere considerato una forma di condivisione tra umani ed extraumani, in grado di produrre auspicati effetti benefici sulla società e sul mondo. La dettagliata disamina dei peculiari significati dell’anthropofagia rituale Mexica consentirà altresì di mettere in luce alcune evidenti somiglianze, nonché sostanziali differenze, tra le pratiche mesoamericane e il cannibalismo tupì della costa atlantica del Brasile.</p> Alessandro Lupo Copyright (c) 2026 2026-05-27 2026-05-27 15 2 Burning Blood: The quemada among the Nahua of Cuetzalan in the Sierra Norte de Puebla, Mexico https://rosa.uniroma1.it/rosa03/uomo/article/view/19531 <p>Among the Nahua of Cuetzalan (Sierra Norte de Puebla, Mexico), childbirth is not only a biological process but a moment of heightened social and «thermal» vulnerability. This article explores quemada, a local ailment believed to result from contact with postpartum or menstrual blood, described as dangerously hot and capable of «burning» others: especially children and men who are considered to have weak blood. Drawing on ethnographic fieldwork with midwives and traditional healers between 2017 and 2019, the article analyzes the ailment’s etiologies, symptoms, and treatment protocols, situating quemada within broader Mesoamerican logics of heat, balance, and gendered responsibility. Rather than treating quemada as a culture-bound syndrome, the article frames it as an indigenous diagnostic category that reflects a coherent etiological explanation of illness. While some midwives incorporate biomedical language into their reasoning, quemada remains excluded from biomedical practice, in part due to linguistic, cultural and institutional barriers, but more importantly because to native perception it falls outside biomedicine’s domain of competence. Ultimately, quemada challenges lingering assumptions about traditional medicine as residual: it confirms the living, dynamic, and internally consistent Nahua medical system which continues to organize illness experience and therapeutic action in contemporary Nahua communities.</p> Anna Giulia Macchiarelli Copyright (c) 2026 2026-05-27 2026-05-27 15 2 Sul posizionamento. Una nota preliminare https://rosa.uniroma1.it/rosa03/uomo/article/view/19532 <p>No abstract</p> Adriano Favole Copyright (c) 2026 2026-05-27 2026-05-27 15 2 L. Jourdan, Generazione Kalashnikov. Un antropologo dentro la guerra in Congo, Laterza, Roma-Bari, 2025, 237 pp. https://rosa.uniroma1.it/rosa03/uomo/article/view/19533 <p>No abstract</p> Riccardo Ciavolella Copyright (c) 2026 2026-05-27 2026-05-27 15 2 P. Boccagni, Vite ferme. Storie di migranti in attesa, Il Mulino, Bologna, 2024, 272 pp. https://rosa.uniroma1.it/rosa03/uomo/article/view/19535 <p>No abstract</p> Aurora Massa Copyright (c) 2026 L'Uomo società tradizione sviluppo 2026-05-27 2026-05-27 15 2 M. Benadusi, Maremoto. L’onda anomala degli aiuti umanitari, editpress, Firenze, 2025, 432 pp. https://rosa.uniroma1.it/rosa03/uomo/article/view/19534 <p>No abstract</p> Giovanni Cordova Copyright (c) 2026 2026-05-27 2026-05-27 15 2 S. Langwick, Medicines That Feed Us Plants. Healing, and Sovereignty in a Toxic World, Duke University Press, Durham, 2026, 306 pp. https://rosa.uniroma1.it/rosa03/uomo/article/view/19536 <p>No abstract</p> Antonio Umberto Mosetti Copyright (c) 2026 2026-05-27 2026-05-27 15 2 J. Dua, Catturati in mare. Pirateria e protezione nell’Oceano Indiano, Prospero Editore, Milano, 2024, 328 pp. https://rosa.uniroma1.it/rosa03/uomo/article/view/19537 <p>No abstract</p> Ludovico Sandri Copyright (c) 2026 2026-05-27 2026-05-27 15 2