Michelangelo Manicone e la rivoluzione della geografia tra scienza e rappresentazione del territorio
DOI:
https://doi.org/10.13133/2784-9643/19040Parole chiave:
Michelangelo Manicone, Puglia, geografia umanistica, sviluppo sostenibile, von HumboldtAbstract
L’ascesa di Napoli, capitale del Regno, a polo di eccellenza europea in campo tecnico-scientifico fu resa possibile grazie all’impegno di un nutrito gruppo di studiosi che, all’epoca, rappresentavano l’avanguardia del sapere. Uno di questi personaggi, ingiustamente trascurato, fu senza dubbio Michelangelo Manicone.
Negli stessi anni in cui Alexander von Humboldt, perfettamente in linea con la ventata illuminista che pervase l’Europa intera, si avvaleva dell’apporto della scienza per spiegare molti fenomeni, Manicone sosteneva la necessità di un’indagine rigorosa della scienza e dei fenomeni naturali. Con un approccio scevro da preconcetti e dogmi, forte di un intuito paragonabile all’ethos che caratterizza la vita e le opere dei geografi moderni e contemporanei, egli teorizzava la relazione di interdipendenza tra lo sviluppo socioeconomico e l’ambiente con una sorprendente visione antropogeografica ante litteram.
Mentre la società contemporanea è chiamata a nuove forme di sensibilità e responsabilità ambientale, l’eredità intellettuale di Manicone, con la sua proiezione olistica del rapporto uomo-natura, si rivela un contributo fondamentale al dibattito sullo sviluppo sostenibile.
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