Dalla carta geografica alla mappa digitale. Percorsi didattici ed esempi applicativi di Gino De Vecchis e Cristiano Pesaresi
DOI:
https://doi.org/10.13133/2784-9643/19146Abstract
Soltanto un genere di pubblicazione a sfondo geografico, in questo particolare periodo, è superiore nelle librerie alle uscite e le tirature dei numerosi testi intitolati alla Geopolitica: quello dei volumi dedicati a carte e mappe del mondo, in varie declinazioni, scale ed archi temporali. Da Le grandi mappe di Jerry Brotton, edito da Gribaudo, l’autore della ormai celebre La storia del mondo in dodici mappe (guardate bene una delle prossime interviste televisive al giornalista Federico Rampini, quando davanti alla sua libreria personale: questo volume è sempre visibile in primo piano), all’Atlante del mondo invisibile di James Chishire e Oliver Uberti per Mondadori, contraddistinto da rappresentazioni analitiche e transcalari, all’Atlante dell'Antropocene curato da Aleksandar Rankovic con prefazione di Bruno Latour per Edizioni Mimesis (qui l'Antropocene lo si vede). Dal suggestivo Atlante degli infiniti mondi possibili di Betty Mason e Greg Miller per National Geographic all'altrettanto artistico Le Terre immaginate. Un atlante di viaggi letterari curato da Huw Lewis-Jones, Editore Salani. Per non scordare questi altri due utilissimi volumi: Atlante inutile del mondo di Albano Marcarini in Hoepli o Atlante dei Paesi che non esistono più, di Gideon Defoe con Il Saggiatore, dove potrete conoscere l’effimera Repubblica di Perloja o la truffa del Principato di Poyais, un Paese inventato in Sudamerica dal colonnello inglese Mc Gregor con cui riuscì a far spendere 1.3 milioni di sterline al governo britannico.
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