La Geografia senza tempo di Giambattista Vico. Spunti e considerazioni aperte

Spunti e considerazioni aperte

Autori

  • Elio Manzi

DOI:

https://doi.org/10.13133/2784-9643/19240

Abstract

La mia risposta, da vecchio e rispettoso cultore del grande filosofo partenopeo, non può che essere positiva: sì, certamente, anzi in Vico si percepisce la profondità del pensiero geografico, di origine antica, come antichissima è la commistione tra natura e storia, tra mondo naturale e vicende umane, spesso incompresa dalla stessa umanità.

Vico più volte richiama l’importanza del sapere geografico come una delle principali concezioni umane, e fornisce un aiuto cospicuo per il difficile e sempiterno  tentativo di comprensione del rapporto fra il tempo della natura, quasi infinito  rispetto  alla brevità della vita umana, e il tempo della storia, quello vissuto e pensato dagli uomini e dalle donne. Ocello Lucano, filosofo magnogreco allievo di Pitagora, riflette appunto sulla brevità del cammino umano  nell’evolversi temporale della natura e del mondo universo, che ai suoi tempi poteva considerarsi eterno

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Pubblicato

2026-01-21

Fascicolo

Sezione

Diario (a cura di Monica De Filpo)