Mappe della ragione. Kant e la medialità dell’immaginazione cartografica di Tommaso Morawaski
DOI:
https://doi.org/10.13133/2784-9643/19284Abstract
Partendo dall’indicazione con cui Morawski conclude la Premessa del volume, “che ognuno faccia i propri percorsi, che ognuno viva la propria mappa”, premetto che le mie sono le movenze di chi, per lungo tempo, ha abitato i saperi filosofici prima di affacciarsi alla geografia. Chi scrive ha quindi familiarità con la storia della filosofia, con le sue questioni interne, con il suo vocabolario e con la stessa argomentazione filosofica. Il testo non si nasconde e mostra sin da subito un innegabile spessore filosofico, supportato dall’approfondito apparato di note, dai riferimenti ricorrenti e specifici ai testi kantiani e alla letteratura secondaria che nel tempo si è stratificata cercando di dipanare la vastità del pensiero kantiano. L’autore poi prende di petto alcuni nodi problematici del criticismo kantiano, come il rapporto tra empirico e trascendentale, mostrando sin dal primo capitolo come questa oscillazione sia presente nello stesso Kant, e la nozione di forma a priori dello spazio, come intuizione pura, non senza dimenticare il suo legame con il tempo. Questa densità filosofica, la complessità lessicale, formale e concettuale ad essa correlata, potrebbe dissuadere dall’imbarcarsi nella lettura, dall’intraprendere il proprio percorso con e attraverso il testo. Il mio è un “invito al viaggio” all’interno della regione/ragione kantiana, affidandosi alla guida esperta di Morawski.
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