«Oppositivi e ribelli». I «ragazzi di mafia» tra archivio e realtà
Parole chiave:
«ragazzi di mafia», archivio, corpo, tempo, fatica esistenzialeAbstract
A partire dal 2012, il Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria e, in anni più recenti, altri tribunali per i minorenni del Sud Italia hanno iniziato a emettere dei provvedimenti di limitazione o decadenza della responsabilità genitoriale che prevedono il conseguente allontanamento di minori appartenenti a famiglie connesse alla criminalità organizzata mafiosa, il cui sviluppo psico-fisico venga valutato pregiudicato. I giovani allontanati vengono collocati in strutture comunitarie, case-famiglia o famiglie affidatarie obbligatoriamente fuori dalla regione d’origine e inseriti in un progetto rieducativo denominato Liberi di Scegliere. Le modalità di intervento dell’istituzione e la costruzione dell’immagine del «ragazzo di mafia» tra le pagine dell’archivio statale verranno messe in dialogo con il materiale emerso nel corso dell’etnografia con due giovani, Domenico e Maurizio. I ragazzi, trovandosi in fasi diverse del proprio percorso, affrontano e (re)agiscono in maniera differente all’interno del progetto Liberi di Scegliere. L’esperienza dei ragazzi fa emergere non solo il modo in cui lo Stato si inserisce all’interno dello spazio intimo di alcune famiglie riconosciute come mafiose, ma come venga vissuto l’allontanamento dai «ragazzi di mafia» e quelle che sono le strategie che i giovani adottano nella costruzione del proprio percorso individuale. Il corpo e il tempo diventano per Maurizio e Domenico i due terreni su cui si giocano delle vere e proprie tattiche di resistenza sia nel tentativo di ritagliarsi uno spazio di autodeterminazione e di intimità, sia per sentirsi ancora, almeno in parte, artefici e soggetti della propria esistenza.
