Vom Zuviel war die Rede, vom Zuwenig. Paul Celan nelle opere di Mirosław Bałka

Autori

Parole chiave:

Polish contemporary art, Paul Celan, Miroslaw Balka, art and memory, visual art and literature

Abstract

Paul Celan (1920-1970) è stato forse, tra i poeti del secolo scorso, quello la cui influenza sulle arti figurative è stata più profonda. Tuttavia, quando si parla di artisti visivi che hanno illustrato, o si sono ispirati alla sua opera, troviamo generalmente citati il tedesco Anselm Kiefer, il polacco-americano Daniel Libeskind, l'ungherese-tedesco László Lakner, o anche gli italiani Giosetta Fioroni o Giuseppe Caccavale. Di straordinaria importanza, tuttavia, è la presenza di Celan nell'opera di Mirosław Bałka. Generalmente considerato il più grande artista/scultore figurativo polacco, Mirosław Bałka (nato nel 1958), in una recente intervista con Friederike Günther (Friederike Günther intervista Miroslaw Balka, 02.03.2023, Literarisches Colloquium Berlin), parla apertamente di un rapporto che i suoi ammiratori e conoscitori hanno sempre saputo, ovvero il suo legame quasi amicale con Paul Celan. La poesia di Celan, dice l'artista, mi è nota dal 1990 (le prime traduzioni in polacco del poeta di Czernowitz, ad opera di Ryszard Krynicki, sono apparse già nel 1972) e mi accompagna da allora, anche quando non ne parlo esplicitamente. Questo articolo cercherà quindi di rendere conto, almeno in parte, della molteplice presenza di Celan nelle opere dell'artista polacco: dalla citazione diretta, come per la prima volta in Me Reading Lichtzwang del 2011, a cui è dedicata la maggior parte di questo testo. Anche l'uso dello spazio vuoto bianco e nero segna alcune affinità tra lo scultore e il poeta. La presenza della “persona” e dell'opera di Celan è anche legata, in Bałka, alla questione dell'uso della lingua tedesca, che ha, in questo autore, un singolare aspetto bifronte. Non solo il tedesco porta con sé l'eco della guerra e dello sterminio, non solo è la lingua essenzialmente incomprensibile e straniera, “non polacca” per eccellenza. Il tedesco, grazie ai numerosi prestiti lessicali nel campo dell'artigianato, ha anche, per Bałka (il cui padre e il cui nonno erano scalpellini), il suono di una lingua familiare e simboleggia l'etica e la dedizione al lavoro, anche manuale, a cui questo artista è molto legato.

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Pubblicato

2025-05-06

Fascicolo

Sezione

Slavi, tedeschi, ebrei: migrazioni, confini, esperienze