The Slovene Community in Italy between the 20th and 21st Centuries. Rethinking Its Linguistic Landscape
Parole chiave:
Slovene in Italy, sociolinguistics, linguistic landscape(s), language policy, minority languagesAbstract
La comunità slovena in Italia è una minoranza autoctona transfrontaliera, presente nelle province di Trieste, Gorizia e Udine sin dal Medioevo. A seguito delle divisioni politiche e territoriali tra Italia e Jugoslavia nel primo e nel secondo dopoguerra, la comunità è stata incorporata nel territorio dello Stato italiano e separata dal suo ‘Stato di riferimento’ (in inglese: kin State; in sloveno: matična država), l’attuale Repubblica di Slovenia, da un confine solo parzialmente superato dalle politiche di integrazione europea. Le alterne vicissitudini storiche, associate a complesse dinamiche sociali, economiche e politiche, hanno plasmato non solo le varietà linguistiche utilizzate dalla comunità slovena in Italia, ma anche il panorama linguistico del territorio, che è oggi solo parzialmente multilingue e dove il multilinguismo, se presente, è in gran parte sbilanciato a favore della lingua maggioritaria. In questo articolo illustreremo innanzitutto il quadro sociolinguistico generale, partendo da alcune considerazioni chiave sulle politiche linguistiche a cavallo tra il XX e il XXI secolo. Passando dalla legislazione a tutela della comunità e della lingua slovena in Italia, analizzeremo poi gli usi dei suoi idiomi nello spazio pubblico e il ruolo del paesaggio linguistico in due concetti chiave: la consapevolezza linguistica e l’empowerment linguistico. Nella parte centrale del contributo, riassumeremo i principali risultati della ricerca condotta finora (in due tranche, nel 2015 e nel 2021) sul paesaggio linguistico nei comuni bilingui e/o con tutela linguistica, che rivela uno scenario contrastante, con importanti traguardi da un lato, ma altrettante sfide ancora da affrontare dall’altro. L’articolo si concentrerà poi in particolare su una di queste: lo scarso utilizzo della lingua slovena da parte dell’imprenditoria privata che lavora con il pubblico (in particolare nei settori agroalimentare e HoReCa), con progetti volti a integrare i principi chiave delle cosiddette politiche linguistiche ‘attive’ nelle pratiche di comunicazione quotidiana intra- ed intercomunitaria. Infine, amplieremo il concetto di paesaggio linguistico inserendo nella ricerca non solo il territorio fisico ma anche quello virtuale. Se, infatti, fino alla fine del XX secolo le politiche linguistiche si sono concentrate esclusivamente sul bilinguismo e sul multilinguismo presenti nello spazio fisico/geografico (o esclusi da esso), le nuove tecnologie emerse nel XXI secolo rendono imperativo considerare anche la presenza (o l’assenza) delle lingue minoritarie nei nuovi contesti digitali, per evitare il collasso della diversità linguistica e culturale nei prossimi decenni.##submission.downloads##
Pubblicato
2026-03-10
Fascicolo
Sezione
Slavic Minority and Regional Languages
