La rivoluzione comunista alla maniera cattolica. I primi numeri di “Voce operaia” e “Dziś i jutro”

Autori

  • Jakub Sadowski Università Jagellonica di Cracovia

Abstract

L’articolo propone un’analisi comparativa del concetto di “rivoluzione” così come appare nei primi numeri delle riviste “Voce operaia” (1943-1945), pubblicato dal Movimento dei cattolici comunisti italiani, e “Dziś i Jutro” (1945-1946), un settimanale affiliato alla cerchia di Bolesław Piasecki, che era programmaticamente cattolico e filocomunista. I primi numeri di entrambe le riviste sono qui trattati come manifesti che inaugurano i loro discorsi unici, mediando tra valori e apparati concettuali cattolici e comunisti. L’analisi dimostra che, nel caso del periodico italiano, il concetto in esame emerge come un piano politico o una strategia per azioni clandestine, mentre in “Dziś i Jutro” è espresso come un processo considerato dalla redazione come attivamente presente e legittimo all’interno della realtà sociale polacca. Per il Movimento cattolico-comunista italiano, la partecipazione al piano rivoluzionario deriva direttamente dalla loro identificazione con il programma politico del Partito comunista italiano, mentre per Piasecki e i suoi collaboratori la partecipazione attiva al processo rivoluzionario è guidata dall'imperativo di “plasmarne il contenuto” e di affermare l’azione cattolica nella sfera sociale. Infine, all’interno di “Voce operaia”, il concetto di ‘rivoluzione’ è chiaramente legato all’apparato concettuale e ideologico marxista-leninista, mentre il primo numero di “Dziś i Jutro” sottolinea il pensiero politico autonomo della redazione.

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Pubblicato

2026-03-10

Fascicolo

Sezione

Studi e Ricerche