Evil and the Forms of Shakespeare’s Endings

Autori

  • Claire McEachern University of California, Los Angeles

DOI:

https://doi.org/10.13133/2283-8759/19317

Parole chiave:

Shakespeare's endings, disclosure of sin, soteriology, suspense, catharsis

Abstract

Questo saggio sostiene che le opere di Shakespeare in cui i responsabili di atti illeciti sono all’inizio sconosciuti agli altri personaggi  ma alla fine vengono scoperti – cioè le opere in cui le azioni malvagie sono rivelate in modo spettacolare non solo al pubblico, ma anche ai personaggi – furono probabilmente fonte di uno scioglimento catartico  per gli spettatori del periodo della Riforma i quali per la prima volta dovevano confrontarsi con le caratteristiche sconcertanti dell’indagine e dell’identità  soteriologica che prevede due passi avanti e uno indietro.   L’accresciuta rilevanza delle teorie della predestinazione e del peccato originale nella torsione imposta da Calvino, insieme alla analoga  prominenza della nozione di “riprovazione”, e  al declino dei protocolli per la mitigazione del peccato (“le opere”) nel periodo precedente alla Riforma, trasformarono la denominazione del peccato in un’esperienza di peculiare soddisfazione. In una cultura in cui la salvezza o la dannazione erano segreti noti solo alla divinità, la rivelazione ai personaggi di informazioni  già note al pubblico, investiva il momento del dénouement teatrale di una particolare drammaticità.

 

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Pubblicato

2025-12-27

Come citare

McEachern, C. (2025). Evil and the Forms of Shakespeare’s Endings. Memoria Di Shakespeare. A Journal of Shakespearean Studies, 12. https://doi.org/10.13133/2283-8759/19317

Fascicolo

Sezione

Articoli