Evil and the Forms of Shakespeare’s Endings
DOI:
https://doi.org/10.13133/2283-8759/19317Parole chiave:
Shakespeare's endings, disclosure of sin, soteriology, suspense, catharsisAbstract
Questo saggio sostiene che le opere di Shakespeare in cui i responsabili di atti illeciti sono all’inizio sconosciuti agli altri personaggi ma alla fine vengono scoperti – cioè le opere in cui le azioni malvagie sono rivelate in modo spettacolare non solo al pubblico, ma anche ai personaggi – furono probabilmente fonte di uno scioglimento catartico per gli spettatori del periodo della Riforma i quali per la prima volta dovevano confrontarsi con le caratteristiche sconcertanti dell’indagine e dell’identità soteriologica che prevede due passi avanti e uno indietro. L’accresciuta rilevanza delle teorie della predestinazione e del peccato originale nella torsione imposta da Calvino, insieme alla analoga prominenza della nozione di “riprovazione”, e al declino dei protocolli per la mitigazione del peccato (“le opere”) nel periodo precedente alla Riforma, trasformarono la denominazione del peccato in un’esperienza di peculiare soddisfazione. In una cultura in cui la salvezza o la dannazione erano segreti noti solo alla divinità, la rivelazione ai personaggi di informazioni già note al pubblico, investiva il momento del dénouement teatrale di una particolare drammaticità.
