“Nothing is but what is not”: the Creative Evil of Macbeth
DOI:
https://doi.org/10.13133/2283-8759/19320Parole chiave:
Macbeth, aesthetics, demonic, negative theology, imaginationAbstract
Il personaggio di Macbeth prende vita nel momento in cui riceve la chiamata delle forze del male. Il potere scenico delle ‘weird sisters’ è tale da scuotere la ciclica violenza feudale del regno di Duncan e convocare la coscienza immaginativa di Macbeth. Nel suo cammino verso Forres, Macbeth è costretto a confrontarsi con un’intrusione radicale proveniente dall’aldilà, e come un nuovo, ma oscuro San Paolo è irrevocabilmente trasformato da questa chiamata. La mia ipotesi è che Macbeth prenda forma nell’incrocio tra creazione poetica, ispirazione estatica e negazione demoniaca di ciò che esiste. Macbeth compie un viaggio all’interno di “ciò che non è”(I.iii.141) e questo viaggio lo conduce sia alla esaltazione dell’immaginazione che all’apatia e alla chiusura. Offuscando le linee di demarcazione tra il bene e il male, la tragedia dischiude imprevedibili connessioni tra la poesia, la teologia early modern e la filosofia più recente. Tutte queste modalità conoscitive - poesia, teologia e filosofia - ci conducono al di là dell’immediato attraverso la negazione di ciò che è. Macbeth ci mostra che nel processo di negazione del mondo-che-è e di affermazione di ciò che non è, emerge un principio animatore e al tempo stesso potenzialmente malefico. Dando a Macbeth una vita drammatica che è invece sottratta ai personaggi ‘buoni’, Shakespeare solleva interrogativi scomodi sul rapporto tra la creazione poetica e il male.
