Things of Darkness: Enduring Evil in Shakespeare’s Late Plays

Autori

  • Davide Del Bello University of Bergamo

DOI:

https://doi.org/10.13133/2283-8759/19329

Parole chiave:

Late plays, mysterium iniquitatis, demystification, Hannah Arendt, metatheatre

Abstract

Questo saggio considera le manifestazioni del male nei Late Plays di Shakespeare – Pericles, Cymbeline, The Winter’s Tale e The Tempest – attraverso la doppia lente del mysterium iniquitatis teologico e della nozione arendtiana di “banalità del male”. A differenza della drammatizzazione violenta della malvagità nelle tragedie, i romance presentano il male come una presenza pervasiva ma inconsistente, misteriosa ma profana.  Il male si esprime sia in senso attivo, come forza persistente e duratura – sia in senso passivo, come ciò che viene sopportato, destabilizzando le tradizionali opposizioni tra passività e attività, sofferenza e resistenza. Una lettura ravvicinata di personaggi cruciali e degli sviluppi narrativi mostra come Shakespeare non solo anticipi la riflessione di Arendt secondo la quale il male spesso nasce più dalla assenza di pensiero che dalla malvagità, ma segnali anche che la sola demistificazione razionale non riesce a contenere il ritorno del male. La sopportazione del male complica la comprensione binaria delle reazioni umane all’iniquità, indicando come, all’interno di una cornice redentiva, le forze distruttive riescano paradossalmente a catalizzare processi di rinnovamento e riconciliazione quando le si consideri sia con l’esercizio del pensiero critico sia con quello dell’immaginazione morale.

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Pubblicato

2025-12-27

Come citare

Del Bello, D. (2025). Things of Darkness: Enduring Evil in Shakespeare’s Late Plays. Memoria Di Shakespeare. A Journal of Shakespearean Studies, 12. https://doi.org/10.13133/2283-8759/19329

Fascicolo

Sezione

Articoli