“Hell’s black intelligencer”: Hannah Arendt, Auschwitz, and Richard Gloucester
DOI:
https://doi.org/10.13133/2283-8759/19333Parole chiave:
Post-Shoah Shakespeare, Richard III, Hannah Arendt, Tom Stoppard, Daniel HechtAbstract
Il teatro di Shakespeare, l’artista dell’“invenzione dell’umano” (Bloom 1999), si situa all’estremo opposto delle pratiche disumanizzanti impiegate dagli aguzzini nazisti. In una affermazione spesso citata, Arendt ritrae Eichmann, una delle principali menti criminali responsabili della “Soluzione Fianale”, come un banale burocrate, ben lontano dalla grandezza diabolica di re Riccardo III, il Richard Gloucester shakespeariano. Tanto più che, a differenza di Richard, Eichmann era doppiamente sottoposto a Himmler e Hitler. E tuttavia, la mia ipotesi è che gli esperimenti teatrali di Shakespeare sulla storia inglese possano contribuire alla nostra comprensione dell’estremismo radicale della Shoah e dei leader nazisti. Sviluppando, dramma dopo dramma, il personaggio di Richard Glouchester, Shakespeare esplora l’esperienza del sovrano malvagio sia come “hell’s black intelligencer” che come un oratore istrionico, capace di affascinare il pubblico. La tragedia della Shoah ha contribuito a gettare una luce sinistra sul cammino perverso di Richard verso il trono, a testimonianza della mobilità mutevole del teatro di Shakespeare e della sua capacità di entrare in risonanza con il male della storia.
