On the Rigorous Writing of Evil in Beckett and Sade
DOI:
https://doi.org/10.13133/2283-8759/19335Parole chiave:
Beckett, Sade, evil, language, voiceAbstract
Questo contributo prende in esame il male come rigoroso principio formale negli scritti di Sade e Beckett, con particolare attenzione alle prose beckettiane del dopoguerra; in particolare Watt e The Unnamable. Tramite la mediazione di progetti editoriali legati a Sade, l’interesse di Beckett matura nel contesto delle letture sadiane di Bataille e Blanchot (entrambi tradotti da Beckett), nelle quali l’ombra dell’Olocausto è una presenza inquietante. Organizzata intorno a principi formali rigorosi e inesorabili, l’indagine sadiana del male rimodella la lingua beckettiana come erranza (nei racconti), paralisi (in Watt) e disintegrazione (in The Unnamable). Nel confronto con la narrazione impietosa e totalizzante di Sade, la scrittura del male di Beckett trova nella voce, profondamente influenzata dalle prime sperimentazioni mediali, un nuovo principio organizzatore.
