Shakespeare and the Boundaries of Human Kindness
DOI:
https://doi.org/10.13133/2283-8759/19319Parole chiave:
Shakespeare, evil, horror, catharsis, MacbethAbstract
Nell’Inghilterra del XVI e XVII secolo, la dottrina della predeterminazione costituisce, soprattutto nel progressivo affermarsi della cultura puritana, il principale quadro di riferimento della teologia e dell’etica del male, che per principio sottrae all’io ogni potenziale fonte di piacere o di seduzione, escludendo il libero arbitrio e, quindi, la scelta individuale. Tuttavia, l’esperienza del male non si esaurisce in questa chiusura del soggetto in una prospettiva fideistica. La cultura teatrale contemporanea problematizza questo nodo concettuale esplorando, nella dinamica teatrale, i limiti e le potenzialità della libertà come atto di volontà riconoscibile nell’assunzione della colpa quale fondamento del proprio essere. Shakespeare esplora tutta una serie di casi di coscienza in relazione alla paura, al terrore e all’orrore. Si è notato che l’esperienza dell’orrore non scaturisce dal senso di una minaccia individuale, ma colpisce l’essenza stessa dell’umano, radicato nella vulnerabilità individuale di ciascuno. Questo concetto riguarda varie forme di violenza, dalle carneficine, ai massacri, alle torture ad altre forme più sottili. In questo senso, la violenza fisica è stata interpretata come diretta alla condizione stessa dell’umano. Questo articolo discute il modo cui Shakespeare sonda i confini della condizione umana in Macbeth attraverso l’esperienza dell’orrore, in contrapposizione alla paura e al terrore, concentrandosi sulla sua valenza psicologica, etica e simbolica, ai limiti estremi della catarsi tragica.
