Resistenza escatologica. Apocalissi culturali nel movimento No Green Pass
Abstract
Gli strumenti concettuali e teorici proposti da De Martino in La fine del mondo, ed in particolare la nozione di apocalisse culturale «occidentale», sono verificati etnograficamente in relazione al movimento No Green Pass. L’intento è di interpretare le manifestazioni più controverse emerse nelle mobilitazioni dal basso in periodo pandemico (la diffusione di narrazioni «complottiste»; l’anti-scientismo; lo scetticismo rispetto alle vaccinazioni; la visione distopica del prossimo futuro) come fenomeni culturali piuttosto che psicopatologici. Dopo una breve introduzione alle apocalissi culturali nel pensiero demartiniano, prendo in
esame le corrispondenze tra gli eccessi e le carenze semantiche tipiche del vissuto apocalittico e fenomeni quali il timore delle scie chimiche, la resistenza all’introduzione di insetti nel cibo o l’opposizione alle alterazioni dei caratteri sessuali in adolescenza. La sensazione di incipiente catastrofe percepita dal movimento No Green Pass e il conseguente millenarismo vengono messi in relazione alle preoccupazioni di De Martino per la riduzione della scienza a «scientismo», che riflettono quelle degli attivisti per i pericoli della digitalizzazione, delle vaccinazioni, dei biolaboratori, della diffusione delle onde elettromagnetiche. Per De Martino una prospettiva escatologica è necessariamente fondata su un «ethos del trascendimento»; questo nel contesto No Green Pass è collettivamente individuato nella salvaguardia di un ordine concepito come divino e naturale, minacciato da un uso anti-umano della
tecnologia contemporanea. La mobilitazione politica e spirituale ha permesso di iscrivere le crisi psicopatologiche individuali di vissuto apocalittico in una cornice culturale in cui risolverle immaginandosi un riscatto e una rigenerazione.
