I ricami di Herta Ottolenghi Wedekind zur Horst: mezzo di liberazione da una “prigione”

Autori

  • Diletta Haberl Sapienza università di Roma

DOI:

https://doi.org/10.13133/2532-1994/18641

Abstract

Questo articolo presenta un'artista tedesca totalmente riscoperta e mai indagata dalla critica e dalla storiografia: Herta Ottolenghi Wedekind zur Horst. Si sofferma poi sulla sua concezione dell'arte come liberazione da una prigione, da una condizione di malessere che può essere definita traumatica. Come racconta la stessa Wedekind nelle sue liriche, l'arte può essere quel raggio di sole che improvvisamente abbaglia e risveglia nuove energie. La discussione getta una luce specifica su come l'arte diventi una sorta di rifugio, un profondo esercizio di meditazione dell'anima, un momento di profonda solitudine finalizzato al raggiungimento di una nuova consapevolezza.

Biografia autore

Diletta Haberl, Sapienza università di Roma

Diletta Haberl ha conseguito la laurea magistrale in storia dell’arte presso Sapienza.

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Pubblicato

2024-04-15

Come citare

Haberl, D. (2024). I ricami di Herta Ottolenghi Wedekind zur Horst: mezzo di liberazione da una “prigione”. Novecento Transnazionale. Letterature, Arti E Culture, 8, 130–148. https://doi.org/10.13133/2532-1994/18641