Dall’autorecupero a nuove forme di rigenerazione dal basso del patrimonio pubblico in disuso: il caso dell’occupazione di Porto Fluviale

Autori

  • Maria Rocco Dipartimento di Architettura - Università degli Studi Roma Tre
  • Emanuela Di Felice Escuela de Arquitectura y Diseño de la Pontificia Universidad Católica de Valparaíso in Cile (PUVC)

DOI:

https://doi.org/10.13133/2532-6562/18174

Parole chiave:

occupazioni abitative, rigenerazione urbana dal basso, politiche per la casa

Abstract

L’occupazione di edifici abbandonati a Roma è una pratica che i Movimenti per il Diritto all’Abitare compiono dagli anni ‘70, evidenziando una situazione cronica di inadeguatezza delle politiche abitative, sociali e di welfare in città. La Legge Regionale sull’Autorecupero nasce su questa spinta al riuso, stabilendo alcuni principi d’avanguardia sui temi della trasformazione territoriale, della sostenibilità sociale e ambientale. Ed è sul bagaglio di queste esperienze che l’occupazione abitativa di Porto Fluviale sta affrontando la sfida della trasformazione, con il progetto Porto Fluviale RecHouse, accompagnata da un gruppo di ricerca-azione del Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre. Questo progetto condiviso punta a favorire il passaggio dall’informalità a un contesto di certezza e qualità abitativa, attraverso un processo innovativo e conteso di formalizzazione degli spazi abitativi e socio-culturali autorganizzati, potenzialmente estendibile ad altri contesti.

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Pianta sensoriale e simbolica elaborata durante il workshop internazionale SummerLab 2012 in collaborazione con University College of London. Fotografia di Maria Rocco.

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Pubblicato

2023-06-30

Come citare

Rocco, M., & Di Felice, E. (2023). Dall’autorecupero a nuove forme di rigenerazione dal basso del patrimonio pubblico in disuso: il caso dell’occupazione di Porto Fluviale. Tracce Urbane. Rivista Italiana Transdisciplinare Di Studi Urbani, 9(13). https://doi.org/10.13133/2532-6562/18174