Archivio

  • La serialità nell’era post-televisiva
    N. 16 (2020)

    Il numero nasce da una giornata di studi dedicata alle serie TV di “qualità” e “complesse” (ma anche alla produzione di fiction seriale più generalista), tenutasi a Reggio Emilia presso l’Aula Magna dell’Università di Modena e Reggio Emilia (UNIMORE), nel maggio 2019.

    La giornata, intitolata Semiotica e sociosemiotica della serialità postmediale, ha riunito ricercatori italiani e internazionali di discipline diverse: non solo semiologi, quindi, ma sociologi e storici della televisione, studiosi di media e di Big Data, accanto ad alcuni produttori e sceneggiatori. I saggi scaturiti da quella giornata e che presentiamo nelle pagine che seguono hanno finito tuttavia per privilegiare una prospettiva più strettamente semiotica.

     
  • Shockdown: la ricerca dopo. Temi emergenti e sfide metodologiche per l’analisi di media, cultura e comunicazione nel post Covid-19
    N. 15 (2020)

    Durante il lockdown che i diversi Paesi hanno deciso di adottare come misura di gestione della pandemia generata dalla diffusione del Covid-19 abbiamo vissuto giorni di isolamento fisico e di trasformazione degli spazi e del tempo della nostra quotidianità. Lavoro, studi, intrattenimento, affetti, ecc. hanno subito gli effetti di una sorta di grande esperimento sociale che ha determinato l’accelerazione di alcuni processi, in cui il digitale ha contribuito a gestire i rapporti a distanza costruendo nuove prossimità e ne ha azzerati altri – penso al mondo della cultura e delle arti. Una condizione in cui ci siamo trovati a ripensare alcuni perimetri cognitivi ed esperienziali, oltre che fisici, entro i quali opera la nostra vita.

    Questo vale anche per chi nella sua vita fa ricerca. Nelle settimane di isolamento mi è capitato più volte di pensare al mio lavoro di sociologo, al mio modo di osservare il mondo e a come alcuni dei paradigmi che uso possano essere messi in discussione dalle ricadute che la pandemia sta producendo e produrrà. Framework generali come quello della globalizzazione e della mediatizzazione, per parlare di due meta-processi sociali che caratterizzano diversi approcci di analisi, si aprono a possibili nuove fasi interpretative, richiedono diverse prospettive di osservazione: come ha scritto Ehud Eiran «The coronavirus event provides globalization with additional practical and symbolic challenges»; come ha puntualizzato Deborah Lupton «We have already seen how social media have contributed to the spread of misinformation and panics but have also played a crucial role in helping people deal with the impact of physical isolation by offering mediated forms of social connection that have alleviated boredom and loneliness».

    So che molte delle nostre ricerche su media, cultura e comunicazione hanno subito delle virate sotto la pressione emotiva e trasformativa di queste settimane e molte riflessioni emergeranno nei prossimi mesi. Anche sul piano delle metodologie: come muta il campo di ricerca e cosa vuol dire “fare ricerca sul campo” sui temi che stavamo affrontando e che oggi si schiacciano sotto il peso esperienziale e di un immaginario che ha messo sotto la lente di ingrandimento nuove potenzialità e nuove diseguaglianze? Come tenere conto della processualità che ci porterà ad attraversare nuovi momenti di trasformazione, forse arretramenti, sicuramente esperienze forzate di massa?

    A Mediascapes Journal abbiamo pensato di cominciare a porci delle domande in tal senso, attraverso una forma collettiva e pubblica. E abbiamo cominciato a farlo da subito, nei giorni in cui eravamo più strettamente vittime dell'isolamento fisico e relegati al ruolo di spettatori attraverso i media – mainstream e digitali – e abbiamo rielaborato i nostri vissuti attraverso le relazioni dirette (poche) e mediate (molte di più).

    Il risultato è una meta riflessione che si propone come discorso aperto. Un numero di Mediascapes (15/2020) che si comporrà via via, attraverso i saggi che man mano pubblicheremo piuttosto che presentarsi come una pubblicazione chiusa e schiacciata sul presente. Da oggi e per le prossime settimane usciranno quindi i paper che hanno cercato di porsi domande su come ciò che stiamo vivendo e vivremo, come individui e come umanità, si rifletta sulle nostre osservazioni scientifiche. Per fare questo abbiamo lanciato una call a ricercatori appartenenti a generazioni diverse e che utilizzano punti di vista differenti, ma che fanno parte di quel campo di ricerca che Mediascapes guarda con attenzione, di rispondere a questa chiamata collettiva. Alcuni nel farlo hanno coinvolto altri ricercatori. Così la rivista ha fatto in questo momento ciò che è nel suo DNA dalla nascita: dare voce a una comunità che si riconosca come tale sui temi delle trasformazioni mediali e delle culture schermiche, che sappia fare delle sue differenze una forza di confronto. E che sappia guardare al futuro. “Shockdown: la ricerca dopo” è il modo di iniziare un percorso di cartografia del territorio che metta in discussione le mappe che abbiamo e che permetta di ridisegnare, con sguardo anche rinnovato, i rilievi della ricerca.

    Giovanni Boccia Artieri, Editor Mediascapes Journal

  • Indistinti Confini II. Transmedialità nei processi culturali e comunicativi
    N. 14 (2020)

    Questo numero di Mediascapes offre un secondo gruppo di saggi e ricerche sui temi della transmedialitá e della transdisciplinarietà presentati durante il convegno tenuto a Bologna su transmedialitá e transdisciplinarietà a metà giugno 2019. Il convegno ha avuto per nome “Gli indistinti confini”, prendendo esplicitamente a prestito il titolo della introduzione di Italo Calvino a Le metamorfosi di Ovidio. Il titolo intendeva sottolineare i molti passaggi attraverso cui la transmedialitá implica andare oltre gli ambiti precostituiti delle discipline consolidate della comunicazione e dei media. La transdisciplinarietà è quindi essa stessa un oggetto di ricerca, un processo dentro cui le discipline note e strutturate in un dato percorso entrano in tensione, sia al proprio interno che verso quei nuovi orizzonti di pensiero richiesti dai nuovi processi osservati.

    (dall’introduzione al primo numero di Gino Frezza)

  • La fotografia social. Teorie, pratiche, estetiche ed esperienze dell'immagine digitale
    N. 12 (2019)

    Il numero raccoglie alcuni tra i migliori interventi presentati al convegno annuale SISF “La fotografia social. Teorie, pratiche, estetiche ed esperienze dell’immagine digitale”, tenutosi presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche, della Comunicazione e del Turismo dell’Università della Tuscia nel settembre 2018.

    Obiettivo del convegno è stato quello di  aprire uno spazio di incontro e confronto sulla fotografia attraverso l’interrogazione del suo specifico rapporto con l’ambiente digitale e con i social media.

  • Desecrating Celebrity. Italian Cases in Cinema, TV Series, Music and Social Media
    N. 11 (2018)

    This special issue of Mediascapes Journal hosts some of the most prominent works from the Fourth International Celebrity Studies Conference "Desecrating Celebrity", that was held at Sapienza University of Rome from the 27th to the 29th June 2018.
  • The Hidden King
    N. 10 (2018)

    Questo numero sul “Re Nascosto” è il frutto della collaborazione con le riviste scientifiche H-ermes. Journal of Communication e Im@go. A Journal of the Social Imaginary.

  • Jean Baudrillard e la teoria dei media
    N. 9 (2017)

    Nel 2007 moriva a Parigi Jean Baudrillard, uno dei più originali e influenti pensatori contemporanei. A dieci anni dalla sua scomparsa, nel marzo del 2017, i curatori di questo numero monografico di Mediascapes Journal hanno organizzato, presso l’Università IULM, un convegno dal titolo “Jean Baudrillard e la teoria dei media”.

    Il nostro intento non è stato quello di costringere Baudrillard all’interno di un recinto disciplinare, bensì quello di allargare tale recinto anche a studiosi e teorie che in modo innovativo ed efficace riflettono sullo stesso campo di interesse della teoria dei media.

  • Lo splendore dei media. I mezzi di comunicazione che hanno fatto la storia
    N. 8 (2017)

    Il numero 8 di Mediascapes propone un’ampia e per alcuni versi inedita riflessione sul rapporto tra storia e media, a partire dai materiali provenienti dal seminario Dalla storia dei media ai media come fonti di storia, tenuto presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche, della Comunicazione e del Turismo dell’Università della Tuscia il 13 ottobre 2013.

    I saggi qui contenuti offrono un approccio mediologico nella ricerca storica sulla comunicazione. Questo significa non limitarsi semplicemente a fare la storia dei media, ma soprattutto praticare una storia con e attraverso i media, come per esempio si propone di fare in un contesto internazionale la Public History: ovvero mettere in luce come e perché i media abbiano fatto la storia della modernità occidentale e abbiano assolto, nel bene e nel male, alla funzione di polmoni del cambiamento sociale e culturale

     

  • Serialization Landscapes II. Tra letteratura, teatro e web
    N. 7 (2016)

    Media Change. Serialization Landscapes: Series and Serialization from Literature to the Web è stata una conferenza organizzata dai curatori di questo volume con Erika D’Amico nel luglio 2015 per il Dipartimento di Scienze della Comunicazione, Studi Umanistici e Internazionali: Storia, Culture, Lingue, Letterature, Arti, Media dell’Università di Urbino Carlo Bo in partnership con l’Institute for Screen Industries Research dell’Università di Nottingham e con il Corso di Laurea Magistrale in Cinema, Television and Multimedia Production dell’Università di Bologna.

    L’obiettivo della conferenza - ovvero promuovere la discussione e sviluppare l’analisi sui media e il loro impatto sulla società focalizzandosi sui territori della serialità - è perseguito nell’insieme degli scritti che seguono, secondo un taglio multidisciplinare che mette a confronto approcci  e casi di studio, sfidando i ricercatori ad investigare il concetto della serializzazione e i suoi precipitati nel campo dei media, della popular culture e dell’arte.

  • Serialization Landscapes
    N. 6 (2016)

    Media Change. Serialization Landscapes: Series and Serialization from Literature to the Web è stata una conferenza organizzata dai curatori di questo volume con Erika D’Amico nel luglio 2015 per il Dipartimento di Scienze della Comunicazione, Studi Umanistici e Internazionali: Storia, Culture, Lingue, Letterature, Arti, Media dell’Università di Urbino Carlo Bo in partnership con l’Institute for Screen Industries Research dell’Università di Nottingham e con il Corso di Laurea Magistrale in Cinema, Television and Multimedia Production dell’Università di Bologna.

    L’obiettivo della conferenza - ovvero promuovere la discussione e sviluppare l’analisi sui media e il loro impatto sulla società focalizzandosi sui territori della serialità - è perseguito nell’insieme degli scritti che seguono, secondo un taglio multidisciplinare che mette a confronto approcci  e casi di studio, sfidando i ricercatori ad investigare il concetto della serializzazione e i suoi precipitati nel campo dei media, della popular culture e dell’arte.

  • Educare/educarsi nell’ambiente digitale
    N. 5 (2015)

    A cura di Roberto Maragliano, Mario Pireddu, Giovanni Ragone

    E' online il n.5/2015 di Mediascapes Journal, dedicato ad interrogarsi sul ruolo svolto dai sistemi educativi e scolastici di fronte ai più recenti cambiamenti che investono i panorami comunicativi. In particolare, il digitale e la rete offrono l'occasione per avviare un deciso ripensamento della sostanza stessa dell’educare, secondo un’accezione ampia del termine che travalica i soli temi e problemi dell’educazione istituzionale.

    Pensare all’educazione come medium, e al medium come forma implicita di educazione: in questo modo la sinergia dell’approccio mediologico e di quello pedagogico aiuta a rompere molti degli schemi correnti.

    Il digitale e la rete danno vita e praticabilità a saperi multimedia e multicodice, perfettibili e condivisi: quattro caratteristiche che di fatto si collocano fuori delle rappresentazioni correnti dell’educato e dunque dell’educante. Il digitale e la rete fanno riferimento ad una diversa e comunque assai meno ingessata rappresentazione del sapere, dove l’operatività, l‘affettività, la relazionalità si intrecciano intimamente con la cognizione, in una visione ampia di esperienza e dei suoi rapporti con l’apprendere.

    Restituire immagini al romanzo di Manzoni, risonorizzare la Divina Commedia, fotografarsi dentro Caravaggio, liberare erotismo tramite Mozart, non porre limiti alla possibilità di dare numeri: semplici esempi di cambiamenti di prospettiva, apparentemente piccoli, di fatto drastici e profondi, che il digitale e la rete invitano a fare.

    Ogni trasformazione dei regimi mediologici (scrittura, stampa, mass media) ha comportato una revisione degli orizzonti e dei destinatari dell’educare: perché questo non dovrebbe avvenire oggi? Di fatto sta già avvenendo, come mostrano e dimostrano i movimenti dentro il mercato del loisir e dell’hobby, e come è per il mercato dell’educazione non formale e informale. Si tratta di accogliere l’invito e di scavare attorno e dentro il tema.

  • Di comunicazione si vive, o si muore. Media, Ricerca, Università
    N. 4 (2015)

    A cura di Giovanni Boccia Artieri, Vanni Codeluppi, Giovanni Fiorentino.

    Il n.4/2015 si occupa del ruolo, della funzione e della posizione degli studi mediologici in
    Italia: quali sono i confini della comunità scientifica che studia la comunicazione e i media nel nostro paese? In che modo si è confrontata in questi anni con la scena della ricerca internazionale? Esistono, e quali sono i punti di forza della ricerca sui media, in Italia? Qual è lo statuto della mediologia, la sua storia, le sue specificità al confronto con la ricerca e l’università italiana? In che termini si possono valutare specificamente e con proprietà tali ricerche? Quali sono le risorse metodologiche e le prospettive di ricerca, le attrezzature concettuali più convincenti per affrontare questo enorme compito di ricostruzione epocale degli immaginari contemporanei e di quelli da qualche tempo trascorsi?
    Questo numero di Mediascapes, che vuole essere per molti versi fondativo, cerca di rispondere
    a tali questioni.

  • MSJ n.3/2014_cover

    Comunicazione è politica
    N. 3 (2014)

    I nostri tempi usano forme e dispositivi – i media – per comunicare globalmente e localmente, ed è dunque ai media che animano la comunicazione politica che dedichiamo questo numero di Mediascapes Journal. Media in un'accezione la più larga e articolata possibile: dai leader di partiti e movimenti ai talk show televisivi, dai sondaggi ai social network, dalla stampa alle strategie di spin e ai materiali specifici usati nelle campagne. Questi sguardi dedicati ai media come macchine celibi della comunicazione politica sono stati indirizzati soprattutto all'Italia.

    Rispetto alla giovanissima tradizione della rivista, abbiamo introdotto alcuni scritti sotto forma di intervista, con l'obiettivo di consegnare ai lettori una serie di testimonianze di studiosi e di operatori della comunicazione politica.

  • Radiografie del quotidiano
    N. 2 (2013)

    Questo secondo numero della rivista si propone di aggiornare il dibattito su vita quotidiana e media: prendendo in considerazione continuità e discontinuità fra i frame dei mass media e quelli dei media digitali; elaborando il dibattito relativo al mutamento dei vissuti e delle relazioni sociali; aprendosi al confronto transdisciplinare sulla natura ontologica dei media e la loro natura oggettuale.
    Ampio spazio è stato dato ai giovani ricercatori che restituiscono nei loro saggi una radiografia aggiornata degli studi concentrati sul rapporto dei media (in evoluzione e in forte differenziazione) col quotidiano.
  • Rivoluzioni
    N. 1 (2013)

    A Cura di Alberto Abruzzese

    Questo primo numero della rivista è dedicato al tema delle rivoluzioni nel mondo della comunicazioni. Rivoluzioni che vedono coinvolti soprattutto i nuovi media, con riferimento alle loro conseguenze sull’azione politica, sulla mobilitazione e sulla formazione di reti sociali; sulle identità generazionali; sulla conservazione, la valorizzazione e la divulgazione dei patrimoni artistici e culturali.